La nostra chiesa


La metà degli anni ‘900, fu un periodo di evoluzione del modernismo anche nell’architettura, chiamato “il brutalismo”. Nacque in Inghilterra, non economico per l’utilizzo di gran parte di cemento ma dal punto estetico non c’erano costi per il rivestimento con intonaci e la pitturazione.
In Italia ci furono diversi architetti che progettarono case e chiese, di cui una chiesa a Napoli intitolata a Ss Giovanni e Paolo agli Ottocalli, una chiesa a Firenze, intitolata a San Giovanni Battista.
In comune queste chiese hanno tre parti gemellate, di cui: la galleria battesimale, la struttura in stile brut fino alla restaurazione nel 1974 della chiesa dei Ss, Giovanni e Paolo, il tetto in lastre di rame.
La chiesa di San Giovanni Battista si trova a Campi di Bisenzio a Firenze, chiamata anche chiesa dell’autostrada, perché si vede percorrendo il tratto autostradale di Firenze.
Entrambi le chiese furono progettate dall’architetto Giovanni Michelucci, deceduto negli anni ’90. Esiste a Firenze una Fondazione a suo nome.
Un altro architetto, Aldo Loris Rossi, sempre negli anni ’70 del 1900, progettò “La casa del portuale” in Calata Marinella a Napoli, in stile brut.
Ricordiamo lo stesso architetto che successivamente progettò la costruzione del Complesso di piazza Grande, che dista circa 600 mt dalla chiesa dei SS Giovanni e Paolo. Una chiesa a Portici, Santa Maria della Libera.
La chiesa di Ss. Giovanni e Paolo.
La costruzione iniziò dopo gli accordi economici che si ebbero nel corso dell’anno, verso fine del 1951, con licenza del comune di Napoli che vendeva il suolo dove persiste attualmente, a Giovanni Frezzetti (padre di don Raffaele che in quell’anno fu consacrato sacerdote ed aveva espresso il desiderio di avere una chiesa, differentemente dai fratelli che avevano chiesta una casa al padre, ricco imprenditore nel mondo delle cristalleria, oggettistica e casalinghi.
Finita la costruzione del tempio e della palazzina canonica, fu donata alla Diocesi di Napoli che la prese in carico.
I lavori vennero eseguito dalle più grandi imprese già presenti sul territorio, nel primo dopo guerra.
Dopo ricerche, tra i migliori luminari dell’architettura, fu scelto per il progetto, l’architetto Michelucci, Toscano.
La chiesa fu costruita con sistema misto. Pilastrata in stile brut e pareti con mattoni forati a quadruplo strato in terra cotta.
Il campanile totalmente in stile brut formato da due pareti parallele contenenti rampe di scale fino a raggiungere l’altezza di 24mt.
I pilastri di colore grigio naturale del cemento, appunto stile brut, le pareti pitturate di colore bianco/grigio.
Le pavimentazioni in stile palladiano, zona uffici parrocchiali, sagrestia, sala teatrale (finita nel 1962), la galleria battesimale.
Quest’ultima fu voluta da don Raffaele, detto padre Frezzetti, per somigliare all’idea di una galleria battesimale che solitamente nelle chiese non si trovava, ma le troviamo soltanto nelle basiliche, e come progettata dal maestro arch. Michelucci, anche nella chiesa di San Giovanni Battista.
Il tetto, fu rivestito con lastre di rame, un progetto nuovo e sperimentale dell’architetto Michelucci, poi realizzato anche per la chiesa dell’autostrada (San Giovanni Battista) 1964, tutt’oggi esistente.
E’ vero alcune lastre in un giorno di tempesta a Firenze, si staccarono, ma tutto fu ricostruito.
Nell’occasione dell’alluvione dell’Arno, padre Frezzetti si recò sul luogo del disastro dove già il gruppo scout da lui fondato, Napoli IV, si era avviato sul luogo, attrezzati di tutto, per gli aiuti umanitari.
All’incontro con l’architetto Michelucci don Raffaele, presso la chiesa dell’autostrada, gli fu regalato una tela che l’architetto aveva fatto dipingere, che rappresenta il battesimo di Gesù, venne posto nell’area del battistero della chiesa dei SS. Giov e Paolo.
Quando fu deciso, il parroco don Raffaele e i suoi consiglieri, di restaurare la chiesa nel 25esimo anno della costruzione, organizzata la raccolta fondi, l’intera chiesa tappezzata di elenchi di partecipanti all’offerta libera per finanziare i lavori, 1974, durarono 8 mesi, padre Frezzetti, contattò Michellucci.
Conobbi personalmente l’architetto, ma appena lo vidi, pensai che fosse il padre di don Raffaele.
Ebbene: il restauro della chiesa oltre a prevedere la nuova colorazione delle pareti, interne ed esterne del tempio e tutti gli ambienti, si progettò anche:
L’installazione di marmi sulle pareti perimetrali del tempio, del tipo travertino, dei rombi su ciascuna delle facciate interne superiori, la costruzione del patio dell’altare maggiore in marmo, con il riempimento della base che fino all’ora era stato costruito in legno di castagno, perché si era pensato all’epoca della costruzione di realizzare sotto all’area dell’altare maggiore una cripta, dove don Raffaele avrebbe desiderato una volta raggiunta la casa del Padre essere sepolto.
Ma, qualche anno prima dell’inizio della ristrutturazione della chiesa, durante i lavori di costruzione della tangenziale di Napoli, che attraversa lateralmente la chiesa all’altezza di 45 mt. , ci fu uno sprofondamento a qualche centinaia di metri sul viale Antonio Vitale, causa vibrazioni, scoprendo che quella zona, aveva un estensione molto vasta di vuoto nel sottosuolo.
Si pensi che durante la guerra, proprio affianco alla chiesa, all’incrocio tra via Falconieri e via Astore dove di trova il secondo ingresso della chiesa chiamato Porta San Pio X, esisteva l’ingresso di una caverna che veniva usata come ricovero durante i bombardamenti,
Un percorso nel sottosuolo che da piazza Ottocalli, raggiungeva la zona delle Fontanelle-Sanità.
Don Raffaele rinunciò alla costruzione della cripta, fece riempire il tutto, esprimendo il desiderio, poi realizzato da un disegno dell’architetto, che smantellando la base della mensa, in legno, rivenisse costruita una base in cemento a forma di Tau.
Una mensa di grande dimensioni, 5×1,80 ( circa ) con posto sopra un marmo di carrara in un unico pezzo, spessore 4 cm, perché in occasione di funzioni religiose solenni, tutti i celebranti potessero accedere alla mensa.
Un altro intervento fu fatto alla struttura del campanile rivestendo le scale con marmi, cui peso non avrebbe influito sulla struttura e l’oscillazione naturale.
Tutte le pilastrature furono rivestite con una malta speciale che fu ordinata alla soc. Henkel, anche quelle esterne e del campanile.
Quella malta è rimasta fino ad oggi, nonostante, sia i marmi sulle pareti perimetrali, sia gli intanaci sulle strutture brut, intatta,
La chiesa assunse un nuovo aspetto, un nuovo stile. La colorazione dei pilastri, color lavanda, delle pareti, color luce giorno, del cielo color celeste, degli esterni con un nuovo grigio, un nuovo bianco “sporco”.
I portoni in legno di castagno, rimessi a nuovo, una restaurazione esemplare, ancora oggi sono rimasti intatti, soltanto quelli degli ingressi principali.
Tutte le pavimentazioni palladiane sgrossate e lucidate.
L’altare maggiore, e gli altari minori, Santa Rita e e San Pio X, ripuliti, le 4 edicole, il battistero, le balaustre.
Marmo rosa portogallo, giallo siena, nero portoro, il Tau alla base della mensa rivestito di marmo pregiato Carrara Statuario, colonne in onice con laterali in marmo rosso verona. I sottogradini esterni e il rivestimento dei pilastri, delle pareti della sala teatrale, in marmo di granito rosso. Tutte le scale interne e della canonica in marmo di carrara. La vetrata della galleria battesimale in vetro cattedrale sfumato.
L’atrio chiuso con un tamburato in legno-vetro di pregio.
Un organo a canne di stimabile valore.
Nel 1989, alla morte di don Raffaele Frezzetti, viene nominato un nuovo sacerdote.
La chiesa viene smembrata, deturpata, derubata, rimanendo ben poco. Nessuno dal card. Sepe ai vescovi ausiliari, presero posizione nonostante le segnalazioni.
Scomparve tutto, dai paramenti, corredi interi, alle statue, crocifissi, oggetti sacri dell’altare, tabernacoli, quadri del ‘700, orologi, metalli, tutto quello che può esserci in una chiesa come descritta.
